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Storia dell' Alano PDF Stampa E-mail
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mercoledì 01 marzo 2006

    STORIA DELL’ALANO
Da quanto tempo l’alano è con noi? L’antenato dell’alano attuale, il grande cane fulvo, di costruzione più pesante del nostro e più simile al mastiff nel tipo, era conosciuto da molti secoli in molte parti del mondo. Probabilmente il mastiff e l’alano possiedono antenati comuni, e solo dopo decenni di allevamento selettivo, ”l’Apollo di tutte le razze” si è trasformato nel bel cane che noi oggi conosciamo.Il naturalista Buffon è stato il primo a riferirsi ai gigantesco cane fulvo chiamandolo «grande danese», descrivendolo come il vero discendente del molosso e degli Alani. (1)
Egli usò il nome «grande danese» per distinguere questo cane dal «piccolo danese» simile nell’aspetto ma più piccolo.Alcuni esperti considerano il «piccolo danese» imparentato in qualche modo con il dalmata; è interessante notare che le persone che si sono occupate di entrambe le razze spesso parlano del dalmata indicandolo come «piccolo danese», anche perché le due razze presentano alcuni dati del comportamento e del carattere simili.

Gli scrittori hanno sempre collegato e paragonato il dalmata all’Alano, da Youatt (1854) e Stonehenge (1876) fino a Ash che ultimamente (1927) ha incluso nello stesso capitolo dalmati e alani. Tuttavia le due razze non presentano nessuna altra somiglianza, oltre alla struttura. Le macchie del dalmata e la pezzatura dell’alano arlecchino sono del tutto differenti, anche se alcune notizie riguardanti l’antico dalmata lo descrivono «dall’aspetto di Segugio» e con il mantello «pezzato». Tuttavia io ritengo che questa sia una pura coincidenza e che l’alano non sia direttamente imparentato con il dalmata.

Sappiamo che i cacciatori Assiri possedevano dei grandi cani da caccia dal pelo raso e nel «The natural History of the Dog» di Richard e Alice Fiennes è riprodotto un disegno del 600 a.C., che li raffigura. Nel secondo volume del libro «The dog book» di James Watson Heinemann c’è un’altra illustrazione degli Alani (2) con Gaston Phoebus (3) e i suoi cacciatori. Questi cani ci vengono descritti alti al garrese da 70 a 78 cm. e Richardson - scrivendo nel 1848- li dichiara di statura gigantesca, alti al garrese dai 75 agli 80 cm.

Attraverso gli scavi archeologici è stato scoperto che sono esistiti cani dall’aspetto simile all’alano in Russia, in Polonia e nella Germania. I Romani, popolo altamente sviluppato, commerciavano con gli Assiri in argento ed avorio, ed è probabile che i grandi cani di questi ultimi venissero importati attraverso gli scambi commerciali.

I Romani allevavano cani di pura razza per i giochi del circo, e a questo scopo avevano la necessità di animali agili, dalla costruzione più leggera. A quei tempi erano famosi i cani della Britannia che essi avevano importati e dei quali si diceva che «erano capaci di spezzare il collo di un vitello». Gli imperatori romani avevano istituito un incaricato speciale che veniva chiamato il «procuratore dei cani»; esso viveva a Winchester, conosciuta come «Città dei cani», e il suo compito consisteva nel procurare i migliori soggetti possibili per mandarli a Roma.

Dalziel ci narra che molto prima della conquista romana vi erano in Britannia cani molto simili all’alano; portati in questa isola dai Sassoni per cacciare l’orso, più tardi essi vennero raffigurati nelle illustrazioni delle scene di caccia del XIV e XV secolo come Alani.(2) Buffon e Sydenham Edwards ci danno le prime notizie su questa razza della Britannia, riferendoci che la sua scomparsa da questo paese fu dovuta alla tendenza che avevano questi cani a lottare fra di loro.

Nei secoli XVI e XVII furono molto famosi i mastiff detti di Lyme, che erano molto più simili all’alano che al mastiff, ed erano appunto allevati a Lyme Park - residenza della famiglia Legh per 600 anni (1346 - 1946) - e molto ricercati: a quei tempi di essi veniva fatto prezioso dono in tutte le corti reali europee. Purtroppo la stirpe di questi cani si estinse nel XIX sec. Osservando l’immagine di un Lyme Mastiff che si trova ora alla Lyme Hall, si nota una straordinaria somiglianza di questo cane con l’alano. E assai probabile che questa straordinaria e bellissima razza allevata a Lyme Park - ora appartenente al National Trust - abbia avuto una profonda influenza sui primi sviluppi dell’alano.

Nel medioevo questi cani simili all’alano erano molto numerosi in Europa, dove principi e ricchi signori dell’epoca tenevano grosse mute di cani per cacciare l’orso, che a quei tempi popolava le foreste. Questi cani erano noti come «cani da orsi» e sono riconoscibili in molti bei quadri ed illustrazioni che rappresentano scene di caccia all’orso.

Durante la caccia alcuni di questi cani subivano gravissime mutilazioni da parte dell’orso, nei punti di più facile presa, e per questo motivo nacque l’usanza di tagliar loro le orecchie, per evitare che le stesse venissero strappate via o lacerate nella lotta. A quasi tutti i cani da orso dell’epoca venivano mozzate le orecchie e col passare del tempo l’operazione del taglio degli orecchi assunse anche valore estetico. Oggi negli Stati Uniti e nella Europa continentale gli orecchi degli alani vengono tagliati in modo da assumere una forma allungata ed elegante (*).

L’antico istinto di cacciatori è sempre presente negli alani, e quando essi sono particolarmente eccitati, il più delle volte, afferrano la mano o la manica del padrone per gioco: per il padrone questo è normale ma all’estraneo questo comportamento spesso apparirà pericoloso!

In Inghilterra questi cani, che erano animali forti, e con lunghe gambe, venivano allevati dall’aristocrazia nel XV e XVI sec. ed erano apprezzatissimi a corte. Molti cani inglesi furono portati in Germania e incrociati con i cani da orso originari del luogo.

Quest’importazione di cani inglesi in Germania venne interrotta nei sec. XVII e XVIII, dal momento che allora i tedeschi avevano la possibilità di allevare l’alano, servendosi dei cani che ormai possedevano in gran numero, poiché la razza si andava diffondendo ogni giorno di più. In questo periodo i tedeschi allevarono due tipi di alano, con caratteristiche assai differenti, ed originari di diverse regioni dello stesso paese: mentre quelli che vivevano nel Nord avevano una costruzione pesante, torace profondo e un temperamento assai coraggioso, i cani allevati nel Sud presentavano una costruzione più elegante e anche la tendenza ad avere un carattere leggermente più nervoso.

Senz’altro non esiste un’altra razza di cani che abbia cambiato il proprio nome così spesso.

                                                                                                                                            (segue)

 

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(1) N.d.t. «Alanunts» nel testo. Tribù nomadi della Scizia (Mar Nero) che invasero Gallia, Spagna e Impero Romano, nel V sec.

(2) N.d.t. «Alanunts» nel testo.

(3) N.d.t. Il celebre Conte di La Foix, che nel XIV sec, distingueva tre tipi di «Alanunts» (gentil, vautre, de boucherie).

(*) Questa edizione del testo della Lanning è del 1990 


 

 

 

L’alano nei secoli XVI - XVII veniva quasi sempre chiamato «cane inglese» (English Dogge), ma dal 1680, cioè da quando esso venne allevato intensamente presso le Corti tedesche, gli esemplari più grandi e più belli erano chiamati Kammerhunde (Chamber dogs); essi si distinguevano perché indossavano collari dorati e riccamente ornati.

I cani meno belli portavano un collare rifinito in argento ma in seguito tutti gli alani furono chiamati senza distinzione «cani inglesi» (English Dogge). Ciò starebbe a dimostrare che i tedeschi consideravano gli alani di origine inglese, anche se molto più tardi essi fecero deIl’alano la loro razza nazionale.

Per tornare all’origine dell’alano, leggiamo nel libro intitolato «Great Danes Past and Present» del Dr. Morel Mackenzie: «Per quante ricerche abbia potuto fare, mi sembra di poter dichiarare che l’alano abbia abitato sino dai tempi più antichi le isole inglesi».

Frederick Becker nel 1905 nel libro «The Great Dane» dichiara che «i primi esemplari di questa razza importati in Inghilterra, provenivano dalla Danimarca e ciò spiegherebbe perché fin da quei tempi questi cani abbiamo ricevuto dagli inglesi il nome di “grande danese”» (Great Dane).

Nel libro «The Great Dane» di Virginia Keckler si parla della incisione di Richard Blomes del 1686, in cui è raffigurata una caccia all’orso in Danimarca. Nel quadro si vedono tredici grandi segugi, la maggior parte dei quali ad orecchi mozzate; dalle dimensioni e dalla costruzione si può dedurre che i cani rappresentati siano alani. Virginia Keckler dice di essersi «occupata in particolare del colore dei mantelli dei cani rappresentati nell’incisione: alcuni hanno il mantello grigio, altri macchiato e, in particolare, un cane ha il mantello piuttosto insolito dell’alano arlecchino, con le orecchie completamente nere e una grande macchia nera sulla spalla».

Molti scrittori intorno al 1500 e al 1600 parlarono degli alanì e li descrissero nei loro libri: ad esempio Holinshed nel 1560, Camden nel 1568, Ware nel 1654 e Evelyn nel 1660-1670. Alexander Pope (1668-1744) forse ha posseduto l’alano più famoso di tutti i tempi, un cane chiamato Bounce, che fu suo fedelissimo compagno per molti anni e che divenne famoso attraverso i libri del suo padrone. Il principe di Galles ammirava questo cane e in un secondo momento Pope regalò un cucciolo di alano al principe. Alexand Pope aveva notoriamente un cattivo carattere e anche una salute abbastanza cagionevole ma, nonostante i suoi violenti scoppi d'ira, lui e Bounce furono legati da un profondo affetto. Pare che gli alani  possiedano un sesto senso per giudicare l’indole delle persone e Bounce non fece eccezione a questa regola quando prese in antipatia il nuovo servitore assunto dal suo padrone. Poiché Pope era invalido e aveva bisogno di essere trasportato, la sera stessa in cui il nuovo servitore era stato assunto, fu questo ad accompagnare lo scrittore a letto. Più tardi Pope si svegliò e si accorse che un uomo si stava avvicinando al suo letto impugnando un enorme coltello. Paralizzato Pope gridò per chiamare il servitore, ma fu Bounce che si gettò prontamente al salvataggio del suo padrone balzando addosso all’intruso. Il fallito omicida si dimostrò essere il nuovo servitore, ma non fu mai scoperto per quale motivo volesse ammazzare il suo padrone.

Nel 1387 Gaston de Fois scrisse il suo libro immortale «Livre du chasse», illustrato con grande abbondanza, e nel quale si possono vedere anche immagini di alani.(1) Senza dubbio questi cani sono Alani, dal momento che si presentano assai diversi dai Mastiff.

Evelyn. scrivendo negli anni 1660-1670, descrisse l’alano come «un animale statuario, capace di battere il feroce Mastiff».Da queste parole appare chiaro che già allora le due razze si distinguevano  nettamente, nonostante che qualche scrittore ci riferisca che in Inghilterra, a quei tempi, era presente solo il Mastiff. Ray nel 1697, riferendosi all’Alano, dice che questo è il cane più grosso che egli abbia mai visto, e Goldsmith, nel 1770 parla del Irish Wolfhound e così si esprime: «ho visto per lo meno una dozzina di questi cani e il più grande di questi era alto circa m. 1,20 e grosso come un vitello di un anno. Assomigliava moltissimo a un Greyhound, ma era più robusto e ricordava molto l’aspetto del "French Mâtin (mastino francese) o dell’alano"». Di nuovo viene riconosciuta l’esistenza dell’alano, come razza a sé stante.

Strabone ci parla di un Greyhound molto grande e molto potente allevato dalle popolazioni dei Celti e dei Picti, e tenuto in grande considerazione; questo cane fu anche importato nella Gallia per essere usato a caccia. Il dottor Morel Mackenzie ci parla di un quadro che ha molto colpito la sua immaginazione, nonostante non ricordi esattamente il luogo in cui l’ha visto; «in questo quadro era rappresentato un vichingo nella sua barca a vele spiegate, mentre a poppa si ergeva statuario un alano blu».

Non c’è alcun dubbio che la razza godesse di una grande popolarità nel medioevo, dal momento che nei quadri di Snyders, Rubens e Paolo Veronese spessissimo appaiono alani.

Nel 1807 fu regalata una coppia di grandi cani tigrati, chiamai «segugi da orso», a S.A.R. la duchessa di York: esiste un bel quadro che rappresenta questa coppia di cani, Hannibal e Princess, con una cucciolata, e dalla immagine si può riconoscere in questi animali senza dubbio degli alani, nonostante che le loro teste manchino di quella potenza che è presente nei cani allevati oggi. L’Hannibal di cui parliamo ora non deve essere confuso col famoso Hannibal il Grande, che fu importato dalla Germania e che nacque almeno cento anni dopo.

Otto Kreckwitz di Monaco, grande conoscitore della razza, non ha dubbio sulle origini remote dell’alano; secondo lui la prima notizia della razza, (che lui indica con il nome di German Dogge), la ricaviamo «dall’incisione di un cane su una moneta greca trovata a Palermo, risalente al V sec. a.C., che si trova oggi al Royal Museum di Monaco. Questo cane dalle orecchie mozzate è identìco all’Alano dalle lunghe gambe, ed ha un collo molto armonioso».  Kreckwitz chiama questo cane German Dogge, riferendosi al fatto che il nostro alano attuale ha avuto il suo sviluppo in Germania motivo per cui ad esso spetterebbe l’appellativo di tedesco come, allo stesso modo, gli inglesi chiamano il Mastiff loro cane nazionale.

In Germania l’alano è stato indicato con diversi nomi, che vairiano  anche da regione a regione; è stato chiamato cane di Ulm, cane da orso, cane tedesco (Deutsche Dogge), Mastiff tedesco e Tiger Mastiff.

Secondo una lettera scritta da Vere Shaw, e pubbicata su «The book of the dog» Gustav Lang aveva affermato che «tutti gli altri nomi dovevano essere aboliti e che la razza doveva essere chiamata mastiff tedesco»: tuttavia, non si sa bene per quale motivo il nome mastiff tedesco non fu mai usato e prevalse il nome di cane tedesco (Deutsche Dogge), che rimane tuttora in Germania per indicare il nostro alano.

In un libro pubblicato nel 1906, di Rawdon Lee, intitolato «Modern Dogs», impariamo che l’Alano fu un cane apprezzatissimo in lnghilterra. Ci dice questo autore che «sia gli uomini che le donne amavano moltissimo questa razza nonostante che queste ultime spesso non riuscissero a dominare il potente cane». L’autore ci dice anche che «questo cane bellissimo e armonioso possedeva un carattere molto particolare e molto forte, e che spesso, nei momenti di massima eccitazione, non poteva essere controllato»: per Rawdon Lee l’alano «non è da considerarsi assolutamente un cane da compagnia o comunque da tenersi in casa».

A quei tempi si era sviluppato un gran terrore per l’idrofobia, e per questo motivo venne emanata un’ordinanza secondo la quale tutti i cani dovevano essere tenuti a catena e portare una robusta museruola. Questo fu un duro colpo per l’alano perché la museruola lo spaventava e lo rendeva feroce - tali costrizioni non erano sopportabili per questo nobile animale - in ogni modo era piuttosto difficile tenere isolato l’alano con una certa sicurezza, e il problema dell’idrofobia era talmente sentito che fu deciso di sopprimere molti soggetti. Come ci riferisce Rawdon Lee: «dove una volta si potevano incontrare almeno una dozzina di questi cani da orso, in quel periodo non se ne trovava più alcuno».

Comunque il carattere dell’alano oggi è molto mutato, e questi cani sono diventati famosi per il loro comportamento leale e per il loro enorme attaccamento al padrone.

Il famoso statista tedesco, il principe Otto Von Bismark, nutriva notoriamente un grandissimo amore per gli alani e ne possedette diversi durante tutta la sua vita. Poco mancò che uno di questi cani causasse un grave incidente politico, avendo preso in antipatia un diplomatico russo!

Pare che il cancelliere tedesco e il primo ministro russo Gortschakoff stessero parlando in modo molto animato. Il primo ministro russo muoveva le mani nell’eccitazione e il cane Tyras, che stava accucciato sul tappeto, per questo motivo pensò che il suo padrone fosse in pericolo: saltò addosso all’orgoglioso russo e lo sbatté a terra! Furono fatte profonde scuse che per fortuna furono accettate; il primo ministro non era stato morso ma solo molto spaventato e per fortuna la pace europea non fu turbata!

Prima di prendere una decisione Bismark dava molta importanza al fatto che un altro suo alano di nome Sultan avesse preso o meno in simpatia una determinata persona. Si legge in «Modem dogs» di Rawdon Lee che «quando Bismark studiava legge, e quando era ufficiale a Berlino, nei suoi numerosi viaggi durante la sua carriera diplomatica a Francoforte, a St. Petersburg, a Parigi, a Varzin come pure a Friedrichsruh, portava sempre con sè come compagni uno o più alani. Probabilmente quello a cui Bismark fu più affezionato fu Sultan, che mori a Varzin nel 1877».

Nella «Kennel Gazette» uno scrittore ci ha lasciato la seguente interessante descrizione del cane di Bismark, che desidero riportare qui, per illustrare quello che è il carattere e il comportamento dell’alano: «Di tutti i cani che hanno avuto un posto nella storia Tyras, il famoso cane di Ulm del cancelliere tedesco, è l’unico la cui morte sia stata ritenuta notizia di tale interesse da essere comunicata in tutto il mondo come evento assai importante e di interesse non solo europeo ma mondiale. Il ricordo di Tyras non si spense certo con la sua morte, e appena la notizia della sua fine fu data al mondo, il giovane imperatore in visita al principe Bismark nel giorno del suo compleanno, portò in regalo un altro cane della razza di Tyras». Per circa sessant’anni il principe Bismark possedette cani di questa razza e spesso ne ebbe di misura veramente eccezionale: il primo cane di questo tipo lo acquistò quando viveva con i genitori Kniephof, uno dei cani più grandi che si fossero mai visti, che divenne oggetto di paura e di timore reverenziale da parte degli abitanti del distretto. In seguito il cane accompagnò il suo giovane padrone al Collegio di Gottingen e lì si fece rapidamente notare. Una volta, quando Bismark era stato mandato a chiamare dal rettore per aver gettato dalla finestra una bottiglia vuota, portò con sé il suo enorme cane, con grande spavento del reverendo dignitario, il quale immediatamente si nascose dietro l’alto schienale della sedia e vi rimase fino a che l’animale non fu chiuso fuori della stanza! Oltre alla punizione che gli fu attribuita per la sua colpa, Bismark fu multato di cinque talleri per aver portato «quella belva terrificante dentro lo studio privato del Rettore».

Ultimo aggiornamento ( giovedì 02 marzo 2006 )